Mettiamo Radici

“Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi tu vinci” – Mahatma Gandhi

Il diritto al dubbio

Dopo la brutta storia di Eluana Englaro, non brutta per come si è svolta, ma per come è stata trattata dal mondo dell’informazione e della politica in genere, un’altra prova che il dubbio non rientra più nei diritti di noi italiani: i manifesti di Current Tv censurati dall’Atac di Roma.

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Come sta messo il PD ?

Si scaldano i motori..

.. sta per iniziare l’era del riequilibrio.

Che divertimento.

Non si può.

Non si può essere così lucidi a 100 anni.

E’ solo la prima volta, ma: grazie Wired.

Meglio So…

… li.

Leggo un po’ in giro di gente che dice di allearsi con l’UDC prima, o con la sinistra poi.

Meglio nessuno.

Allearsi con qualcun altro per i partiti del centrosinistra è sempre stato un problema, perchè farlo genera incomprensioni. Da chi è composto il “mercato elettorale” del PD? Da cattolici di sinistra, ex elettori Margherita, e da quelli che erano progressisti, di sinistra, ex elettori dei DS. Per far nascere il PD, si dice sempre che gli si deve dare un’identità. Se si vuole dare un’identità a questo partito, bisogna prima di tutto concentrarsi su di esso. Per concentrarsi su di esso, e creare un’identità, serve uno zoccolo duro di persone che vi si identifichino. Ora come ora, la maggioranza degli elettori PD lo votano solo perchè è il risultato della somma di DS e Margherita. Solo in pochi, secondo me i più giovani, si identificano direttamente come Democratici, e sono coloro che hanno incominciato a votare dopo la nascita dell’Ulivo. Gli altri, se hanno a disposizione una scappatoia, come la coalizione con un’altra forza, per togliersi i dubbi, voteranno senza dubbio per quella. Fornire una forza politica alternativa, alleata, significa fornire un alibi ai cittadini elettori. Il PD è una creatura nuova, i suoi confini potenziali sono larghissimi, ma quelli reali attuali sono molto stretti. Quello che manca sono le fondamenta, che si possono costruire evitando di dare alibi ai potenziali elettori. In questo ha ragione Veltroni: per come è costruito il PD, la sua debolezza e la sua forza sta nella molteplicità di identità interne. Ogni parte della molteplicità lotta naturalmente per tornare allo stato antecedente il momento della mescolanza. Quindi la parte cattolica per l’alleanza con l’UDC, la parte di sinistra per ricominciare con quel che rimane dei cespugli dell’estrema sinistra.

Mischiare valori e idee che si sono ritrovati contrapposti per tanto tempo è problematico, perchè le persone che tali valori interpretano, si sono spesso trovati ai capi opposti del tavolo, durante le discussioni politiche nei decenni passati. La difficoltà sta lì. Le discordanze stanno tutte dietro le nostre spalle. O, meglio, dietro le loro. La nuova generazione di democratici, che è appena nata, che da poco ha scoperto il PD, lo vede come una gigantesca opportunità. I giovani non hanno quello che ogni tanto definisco “il pregresso”. Tutta quella serie di pensieri e forme mentali ereditati da 50 anni di scontri politici tra “comunisti” e “democristiani”, che, però, nulla hanno a che fare con il presente e con il futuro.

Quindi, per il gusto del pregresso, si tengono la falce e il martello appesi in una “nuova” sezione del PD, o si tiene in vita un portale internet senza alcun senso come dsonline, o non si può togliere il simbolo della Margherita dall’insegna di uno degli uffici del Partito Democratico, o si fanno ancora le liste e le candidature sulla base di una provenienza datata ormai 2 anni. Questo partito, chiaramente alla deriva, si trova strappato e dilaniato tra due direzioni da prendere e non riesce a capire che le direzioni, oltre che opposte, sono entrambe sbagliate.

Il potenziale del PD è gigantesco, ma va fatto crescere sulla base della solitudine e dell’assenza di alibi per i suoi elettori. Anche perchè, in caso contrario, si rischia di farsi crescere delle serpi in seno.

Oggi nasce…

Wired Italia !

In bocca al lupo !

Non ci credo

Son d’accordo con Parisi.

12:57 Parisi: “Servono primarie subito”

“La prima regola del partito democratico è l’articolo 1 che è scritto nel nome ‘partito democratico’: qui si vede tutto, tranne che la democrazia”. Lo dice Arturo Parisi a Radio3 che spiega come, a suo parere, la strada da percorrere sia quella delle primarie subito. “Ieri notte – aggiunge – ho visto le agenzie prima di andare a letto che annunciavano per voce del portavoce che tutto era stato deciso. Ancora una volta l’assemblea convocata per sabato era chiamata a ratificare, immagino con un applauso, una decisione che era stata già presa in qualche luogo perduto. Non è esattamente il tipo di partito che abbiamo venduto, non è il tipo di partito di cui abbiamo bisogno”.

Grazie Walter

Candidati alla segreteria

Se viene eletto Bersani andiamo al 20%. Altro che il 30.

Programma del candidato di rottura

Ci vuole una candidatura di rottura per questo partito.

Primo punto del programma del “candidato di rottura”: fuori i parrucconi. Capintesta dei parrucconi defenestrati: Massimo D’Alema.

Secondo punto: le liste si fanno senza bilancino, e con la testa. Anzi, con le primarie, “no matter what”.

Terzo: i cattolici restano, se no si fa la fine di Rifondazione. Il rischio dell’irrilevanza.

Quarto: prima proposta di legge da portare in Parlamento, la riforma della politica italiana, dalla regolamentazione delle attività di partito, alle primarie per legge, alle elezioni amministrative spostate nel tempo a diventare una sorta di midterm come in America. In Italia abbiamo ogni anno una scadenza elettorale in primavera, è davvero un’esagerazione.